Mamme NoPFAS: «Un miliardo di euro i costi stimati per un disastro evitabile»

Gli PFAS, sostanze perfluoroalchiliche, hanno contaminato le acque di una vasta porzione del nord Italia, coinvolgendo oltre 400mila persone e vasti territori. L’emergenza è altissima e le Mamme NoPFAS denunciano: «I costi stimati, sociali e ambientali, sfiorano il miliardo. Senza contare quelli sanitari».

«Il gravissimo inquinamento da PFAS, che sta affliggendo un vasto territorio del Veneto  fino a sfociare nel mare Adriatico, coinvolge ora circa 400.000 persone e i costi sociali e ambientali di questo inquinamento arrivano quasi al miliardo di euro». Ad affermarlo sono le Mamme NoPFAS, le madri di famiglie parte dei numerosi movimenti che sul territorio si sono costituiti e si stanno battendo per chiedere a governo e autorità misure drastiche e decise per salvaguardare la salute della popolazione e bonificare il sistema inquinato delle acque.

Le osservazioni al testo UE

Dopo che la Commissione Europea ha votato la rifusione (termine tecnico per definire una modifica con iter di approvazione veloce) della direttiva sulle acque per il consumo umano, le Mamme No PFAS, simbolo di una popolazione che sta vivendo sulla propria pelle l’inadeguatezza delle norme vigenti che hanno permesso di inquinare il più grande acquifero d’Europa, «con un alto senso di responsabilità civica – spiegano – hanno inviato le loro osservazioni al testo in discussione analizzando in modo puntuale i concetti strutturali che si nascondono dietro i termini usati».

Il documento tecnico

«Avvalendosi di un esperto di alto livello, il prof. Riccardo Petrella, un gruppo di lavoro appositamente costituito, partendo da una denuncia dei costi economici e sociali che il caso PFAS comporterà nell’arco di 10 anni (circa 1 miliardo di euro senza contare i costi non ancora computabili come le conseguenze sanitarie), ha smontato la direttiva nei suoi contenuti e l’ha rimontata proponendo un nuovo approccio volto alla tutela dell’acqua senza compromessi» spiegano i movimenti delle Mamme NoPFAS.

«Si cambi paradigma»

E aggiungono: «Ecco pertanto che alcuni termini vengo cambiati: il Rischio diventa PREVENZIONE, la Tutela Giuridica, GARANZIA Giuridica, il rispetto dei Parametri cambia in PREVENZIONE delle contaminazioni, non più garanzie di accesso all’acqua ma DIRITTO all’acqua e tante altre proposte. Perché: SIAMO ACQUA e a questa tanto umile quanto semplice molecola non abbiamo alternative».

«Dobbiamo in tutti i modi acquisire la consapevolezza che la sua protezione, al fine di garantire la vita alle generazioni future, deve passare anche attraverso scelte che impongono sacrificio, perché un bene così prezioso non può essere sprecato e non può essere ridotto a merce di scambio. Abbiamo quindi chiesto che la nuova Direttiva vada oltre le dichiarazioni altisonanti della conferenza di Parigi o dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.  Vogliamo che in quelle pagine si legga il futuro, un futuro che i mutamenti climatici ci preannunciano irto di difficoltà, quindi un futuro concreto strutturato semplicemente su tre concetti ineludibili: il diritto all’acqua, la tutela dell’acqua, la cura dell’acqua».

Un problema gravissimo

«Il numero delle persone coinvolte dall’inquinamento è destinato ad aumentare viste le caratteristiche ubiquitarie delle sostanze rilasciate nell’ambiente – proseguono le mamme nel documento diffuso – I PFAS, con molecole più o meno lunghe, sono entrati  nel novero degli interferenti endocrini bioaccumulanti  a causa della loro lunga emivita».

«A causa di queste micidiali condizioni, la Regione Veneto ha preso consapevolezza della gravità del problema fino a proporre lo stato di emergenza per disastro ambientale al governo centrale che lo ha dichiarato nel marzo 2018. Contemporaneamente la Regione Veneto ha dato il via a un vasto biomonitoraggio della popolazione maggiormente colpita, residente cioè nelle aree geografiche che si sovrappongono al plume dell’inquinamento e a quelle servite dalla rete acquedottistica i cui pozzi si trovano nel bel mezzo del plume. Oltre all’indagine sanitaria sulle persone, è stato elaborato un piano di monitoraggio sugli alimenti. Il piano sanitario ha già dato risulta  allarmanti  circa la correlazione tra la contaminazione e il lungo elenco delle possibili patologie. Le attività sanitarie prevedono vari livelli terapeutici, tra questi, la plasmaferesi (si prevede il tra amento su circa il 60% delle persone studiate) e il lavaggio plasmatico. Attualmente la Regione Veneto ha imposto lo zero virtuale nell’erogazione dell’acqua per uso alimentare perseguito grazie alla  filtrazione delle fonti  acquedottistiche. Al fine di garantire continuità nell’erogazione di acqua pulita e ridurre gli altissimi costi  di  filtrazione, la Regione, con il contributo economico dello Stato e con aumenti  tariffari, sta progettando la terebrazione di nuovi pozzi e la realizzazione di una nuova rete di distribuzione».

 

Le infezioni ospedaliere uccidono più degli incidenti stradali

Medici e pazienti riuniti a Roma per discutere delle azioni e delle buone pratiche di prevenzione mirate a combattere questa emergenza sanitaria, che solo nel nostro Paese causa il decesso di circa 8mila persone all’anno

ROMA – Prevenire il 30% delle infezioni contratte dai pazienti durante e dopo il ricovero ospedaliero. È l’obiettivo di medici, politici e associazioni pazienti, riuniti in questi giorni a Roma in occasione del convegno “Focus sulla prevenzione delle infezioni ospedaliere”, per arginare quest’emergenza sanitaria, che conta mezzo milione di casi all’anno e che uccide – numeri alla mano – più degli incidenti stradali: secondo i dati dello European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) sarebbero circa 8mila le morti in Italia dovute alle infezioni ospedaliere dello scorso anno, contro poco più di 3mila dovute alla strada.

“Le infezioni ospedaliere rappresentano un problema complesso, caratterizzato da molteplici fattori, incluso l’eccessivo utilizzo degli antibiotici, che ha portato nel tempo allo sviluppo di malattie infettive resistenti a questa classe di farmaci”, spiega Alessandro Cassini, medico specializzato in epidemiologia e sanità pubblica, che fa parte della Infection Prevention and Control Global Unit dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I numeri in Italia

Ovviamente non tutte le infezioni ospedaliere sono legate al problema della resistenza agli antibiotici, ma quest’ultimo rimane un aspetto prioritario su cui agire in maniera trasversale: “Un terzo circa di tutte le infezioni nosocomiali e correlate all’assistenza possono avere una certa resistenza agli antibiotici, e in Italia questo rappresenta un problema sanitario importante. Su 33mila morti stimati nell’Unione Europea ogni anno – puntualizza Cassini – circa un terzo avvengono in Italia”. Un dato che pone il nostro Paese, insieme alla Grecia, a essere quello nell’Unione Europea in cui l’antibiotico-resistenza ha il maggiore impatto sulla salute della popolazione.

“Nel nostro Paese è cresciuto il numero di infezioni resistenti per lo più a carbapenemi, una classe di antibiotici a largo spettro usati comunemente in ospedale ma che, dalle stime che abbiamo, sono utilizzati troppo e in modo inadeguato. Dal 2007 le morti correlate all’antibiotico-resistenza sono aumentate di 2,5 volte e in Italia di 3,6 volte”. Si tratta di un problema che si ripercuote non soltanto sull’aspetto sanitario, ma anche su quello economico e l’Italia è il paese Ocse – l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – in cui i costi sanitari sono i più alti: “Considerando l’impatto su disabilità e morti premature – spiega Cassini – le infezioni correlate all’assistenza hanno un impatto due volte maggiore rispetto a tutte le altre malattie infettive messe insieme. Il problema principale dell’antibiotico-resistenza è che è difficile da gestire: non ci sono molti altri antibiotici che funzionano in questi casi, e quindi specialmente nei pazienti con uno stato di salute compromesso, queste infezioni possono ampiamente aumentare la probabilità di morte, sebbene va detto che il problema delle infezioni ospedaliere riguarda anche i casi in cui il microrganismo è suscettibile agli antibiotici”.

Secondo le stime i pazienti avrebbero una probabilità del 6% di contrarre le infezioni durante il ricovero ospedaliero, come infezioni urinarie, respiratorie, infezioni del sito chirurgico. Ogni step dell’ospedalizzazione non va sottovalutato e la riduzione dei rischi diventa un aspetto fondamentale: le tecniche più invasive – come gli interventi chirurgici, i cateteri, gli strumenti endoscopici – rappresentano una condizione di non poco conto nella suscettibilità alle infezioni nei pazienti, così come il contatto diretto e indiretto da persona a persona, tramite le mani, colpi di tosse, o appunto l’utilizzo di oggetti contaminati (oggetti comuni, strumenti diagnostici o assistenziali).

Quello delle infezioni correlate all’assistenza è un fenomeno rilevante, anche in termini economici: “I costi di trattamento di una singola infezione vanno dai 5 ai 9mila euro, e in Europa il costo annuale di queste infezioni è stimato attorno ai 7 miliardi di euro”, spiega Alberto Firenze, Presidente Nazionale dell’Associazione Hospital & Clinical Risk Managers, che riflette: “Le infezioni correlate all’assistenza rappresentano una criticità che va risolta a monte e in modo trasversale da medici, aziende, pubblico e privato”.

Che cosa fare

Sorveglianza e controllo sono le due parole d’ordine emerse durante l’incontro, necessarie a far fronte al problema delle infezioni correlate all’assistenza. Perché le buone pratiche – tra cui il corretto lavaggio delle mani degli operatori e dei parenti, il controllo della pulizia ambientale, la vaccinazione degli operatori sanitari, il mantenimento della normotermia nei pazienti – e i protocolli clinici e operativi ci sono, ma vanno applicati. “In Italia – continua Cassini – c’è un piano nazionale dedicato al tema dell’antibiotico-resistenza ed è importante che la sua attuazione nel mondo sanitario deve essere implementata in modo omogeneo e con la prospettiva di instaurare una buona cultura della sicurezza del paziente, sia dal punto di vista terapeutico – in quali casi è bene o meno utilizzare gli antibiotici, o eventualmente che tipo di antibiotico utilizzare – sia dal punto di vista della gestione del paziente, per ridurre il rischio di infezioni correlate all’assistenza”.

Ma l’aspetto su cui forse bisogna lavorare di più per far fronte in maniera più efficace all’aumento delle infezioni ospedaliere è il monitoraggio, “verificare cioè che tutte le misure di sicurezza, ben descritte nelle linee guida, siano messe in pratica, monitorate e discusse insieme agli operatori sanitari. Questo – sottolinea Cassini – è un aspetto fondamentale; gli operatori sanitari dovrebbero ricordarsi che mettendo in atto le strategie preventive di queste infezioni, salverebbero molte vite umane, tanto quanto i chirurghi che operano sui pazienti”.

Morte a causa di allergia al pelo del gatto

Mamma morta a causa dell'allergia al pelo del gatto

Amiamo i nostri animali e ci fa piacere vederli gironzolare per casa ma… siete sicuri di non correre dei rischi con l’#allergia?

In provincia di Torino, il 14 maggio 2018 è morta, molto probabilmente per shock anafilattico, una giovane mamma di cinque figli, Daniela.

Era nella sua casa mentre spazzolava uno dei suoi amatissimi gatti.La toelettatura dei gatti era una coccola per lei e i suoi amati gatti.

Daniela era a casa con il marito quando si è sentita male all’improvviso e l’uomo, si è subito accorto delle gravi condizioni della moglie e le ha praticato un’ininiezione antiallergica, ma non è servito.

Erano entrambi a conoscenza dei suoi problemi di natura allergica.

Evidentemente non immaginavano che potessero essere di tale pericolosità.

#asma e #allergia hanno bisogno di un elevato grado di attenzione verso la qualità dell’aria che respiriamo e solo depuratori d’aria professionali (come i nostri sistemi IQAir®) possono liberare l’aria da allergeni e microrganismi pericolosi per chi non è consapevole del suo grado di allergia.

Amiamo i nostri animali ma dobbiamo sapere che non sempre siamo a conoscenza dei problemi che possono causare al nostro sistema immunitario, state attenti.

Fonte notizia: https://www.ilrestodelcarlino.it/rimini/cronaca/morta-asma-gatto-bellaria-1.3908675

La formaldeide è un pericoloso cancerogeno lo sapevi?

Pericolo Formaldeide tra i muri di casa?

Nei lavori di rinnovamento della tua casa si nasconde un cancerogeno: la formaldeide.

La formaldeide è l’inquinante atmosferico indoor più comune e più conosciuto. Nel 2009, la IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato la formaldeide cancerogena per l’uomo (gruppo 1). 1

Allora, cos’è esattamente la formaldeide?

  • La formaldeide è un composto organico volatile presente in natura (VOC) che si trova in piante, frutta, verdura e persino animali e umani. 2
  • La formaldeide è naturalmente presente nell’aria interna ed esterna a livelli molto bassi. 3
  • Una forma sintetica di formaldeide è prodotta come una sostanza chimica utilizzata come adesivo in mobili e pavimenti, tra gli altri prodotti. 4

Dopo la produzione, i prodotti contenenti formaldeide continuano ad emettere nell’aria il gas incolore (ma non inodore). Questo processo è noto come “off-gassing”: il rilascio nell’aria di un gas che è stato dissolto, intrappolato, congelato o assorbito in alcuni materiali.

L’off-gassing non è normalmente un problema quando i prodotti vengono usati all’aperto. Ma all’interno, il gas emesso potrebbe accumularsi rapidamente. Questo processo di degassificazione aumenta quando la temperatura supera i 22 gradi e / o i livelli di umidità superano il 50%. Sebbene i livelli di emissioni di formaldeide diminuiscano nel tempo, il rilascio di gas significativi può continuare per mesi e persino anni.

Preoccupazioni a breve e a lungo termine

I potenziali pericoli dell’esposizione alla formaldeide comprendono sia gli effetti a breve che a lungo termine:

Breve termine

Quando la formaldeide è presente nell’aria a livelli superiori a 0,1 parti per milione (PPM), alcune persone manifestano sintomi respiratori, inclusa una sensazione di bruciore agli occhi, al naso e alla gola. Altri sintomi includono tosse, respiro sibilante, nausea e irritazione della pelle

Lungo termine

Nel 1987, l’Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti elencò la formaldeide come “probabile cancerogeno per l’uomo”. 5 Nel 2011, il National Toxicology Program, una divisione degli Stati Uniti. Dipartimento della salute e dei servizi umani, ha dichiarato che la formaldeide è nota per essere un cancerogeno per l’uomo. 6 Questa è la più alta designazione possibile per una sostanza chimica cancerogena, poiché la formaldeide a lungo termine è stata direttamente collegata a tumori nasali, cancri alla gola e leucemia. 7

Come testare la formaldeide

Ci sono due modi fondamentali per testare la formaldeide:

  1. Assumi un esperto. Un esperto di qualità dell’aria interna può campionare la formaldeide utilizzando test che non sono generalmente disponibili per i consumatori e può anche aiutare a interpretare i risultati. I dipartimenti sanitari statali o locali e gli uffici regionali EPA possono avere elenchi di professionisti locali autorizzati.
  2. Ottieni un kit di test. Alcuni kit sono a solo scopo di test, mentre altri kit includono componenti di analisi che consentono di determinare i risultati senza inviare il campione a un laboratorio. L’accuratezza e l’affidabilità dei test e dei kit di analisi variano ampiamente.

Come ridurre la tua esposizione alla formaldeide

  1. Fai riposare i nuovi prodotti. Al momento dell’acquisto e dell’installazione di una nuova pavimentazione (o di altri prodotti in legno composito), lasciare che il prodotto venga espulso in un garage o in un altro spazio coperto per alcuni giorni. Ciò consentirà alla formaldeide e ad altri inquinanti di fuoriuscire prima che il prodotto venga introdotto in casa.
  2. Ventilare. Dopo l’installazione, un’adeguata ventilazione contribuirà ad accelerare eventuali “off-gas” aggiuntivi. Aprire le finestre, utilizzare un sistema di ventilazione centrale, se disponibile, e far funzionare il più possibile i ventilatori di scarico.
  3. Clea nell’aria. Prendi in considerazione l’utilizzo di un depuratore d’aria ad alte prestazioni con carbone attivo di alta qualità che filtrerà la formaldeide dall’aria interna prima che possa essere inalata. La depurazione dell’aria è la più efficace nel ridurre la formaldeide interna se la fonte viene rimossa.

Oltre a pavimenti in laminato e mobili, la formaldeide si trova anche in moquette, cosmetici e altri prodotti in tutta la casa. Il modo migliore per proteggere te e la tua casa dall’eccesso di formaldeide è imparare a riconoscere e ridurre o eliminare le possibili fonti e i rischi nella tua casa.

NOTE

[1] formaldeide. (2009).
http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100F/mono100F-29.pdf

[2] Documento conciso internazionale di valutazione chimica 40: formaldeide. (2002)
http://www.who.int/ipcs/publications/cicad/en/cicad40.pdf

[3] Formaldeide. (2010).
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK138711/

[4] Yelle DJ, et al. (2016). Caratterizzazione chimica della polimerizzazione dell’adesivo fenolo-formaldeide all’interno della parete cellulare di legno.
DOI: 10.1016 / j.ijadhadh.2016.05.002

[5] Formaldeide. (Nd).
https://www.epa.gov/sites/production/files/2016-09/documents/formaldehyde.pdf

[6] Formaldeide. (2011).
https://ntp.niehs.nih.gov/ntp/roc/content/profiles/formaldehyde.pdf

[7] Swenberg JA, et al. (2013). Ricerca sulla carcinogenesi della formaldeide: 30 anni e conteggio delle modalità di azione, epidemiologia e valutazione del rischio di cancro.
DOI: 10.1177 / 0192623312466459

Le allergie al profumo migliorano con un purificatore d’aria?

Le allergie al profumo richiedono il giusto purificatore d'aria?

I depuratori d’aria svolgono molti ruoli e sono lo strumento di scelta per rimuovere le particelle nocive dall’aria, compreso tutto dall’inquinamento atmosferico al pelo di animali domestici.

Ma per ben 21 milioni di americani con una condizione nota come “sensibilità chimica multipla”, le particelle sono solo una parte del problema nell’aria.

Per te o qualcuno che conosci, anche un po’ di profumo può causare starnuti e causare l’inizio di un forte prurito tanto da chiedersi cosa ci sia che non va.

Anche il miglior filtro antiparticolato purificatore d’aria (come l’IQAir HealthPro 250) non può essere d’aiuto se non è associato a un filtro chimico separato a base di carbonio (l’HealthPro Plus è ).

Le fragranze sono un problema abbastanza grande tanto che esiste il ” Fragrance Free Day “.

Milioni di persone sperimentano la dermatite da contatto in reazione ai cosmetici, e il National Institutes of Health negli Stati Uniti ha pubblicato uno studio che implica tinture per capelli, gel / saponi e idratanti come i peggiori trasgressori, insieme ai profumi.

Questi prodotti rilasciano odori e sostanze chimiche nell’aria, ed è qui che un purificatore d’aria può aiutare. Un profumo tipico può contenere fino a 300 componenti.

Le fragranze nell’aria possono anche influire sulle allergie degli animali domestici.

I depuratori d’aria ad alte prestazioni che proteggono gli esseri umani proteggono anche gli animali domestici. L’uso crescente di profumi nei prodotti per animali domestici può essere uno dei motivi per cui la malattia delle vie aeree allergiche feline è in aumento.

I veterinari sconsigliano shampoo o spray molto profumati per gli animali domestici. Ricordatevi che è difficile per i nostri animali domestici segnalare i loro sintomi o emozioni ed aiutarci a capire quando i nostri profumi e odori turbano il loro benessere.

Negli studi sugli americani si evidenzia l’aumento della sensibilità chimica multipla e riferiscono sintomi, tra cui: bruciore, bruciore agli occhi, respiro sibilante, mal di testa, naso che cola, eruzioni cutanee e altri disturbi.

Livelli estremamente bassi di irritanti comuni che passano inosservati agli altri possono causare gravi sintomi a chi soffre di MCS.

Le persone con MCS troveranno sollievo:

  • a casa con il depuratore d’aria giusto che purifichi e sanifichi gli ambienti dalla maggior parte degli inquinanti.
  • al lavoro, per evitare di fumatori e profumi intensi (sia personali sia d’ambiente) e richiedere una postazione di lavoro o un ufficio a distanza di sicurezza da fotocopiatrici, fax e stampanti.

Animali domestici e umani che soffrono di allergie trarranno beneficio da una pulizia domestica e un attento controllo di tutti i prodotti come:

  • vernici
  • detergenti e solventi
  • profumi e cosmetici
  • superfici di mobili
  • tappeti
  • abbigliamento

Ricordate che il paziente MCS migliora quando vengono rimossi i “trigger” ovvero tutti gli agenti che scatenano la reazione allergica.

Quindi, se tu o qualcuno che ami soffre di MCS o altre sensibilità chimiche, il depuratore d’aria giusto abbinato all’eliminazione di fragranze e altre sostanze chimiche in giro per la casa potrebbe solo darti l’aiuto di cui hai bisogno.