Coronavirus, domande e risposte: la trasmissione, le cure, gli effetti.

Come avviene il contagio?

Il coronavirus di Wuhan si trasmette con le goccioline emesse dalle vie respiratorie. In caso di tosse o starnuto, le goccioline possono raggiungere 2 metri di distanza dalla persona infetta e restare in aria quasi un minuto. All’esterno dell’organismo (ad esempio sulle mani o sugli oggetti) i virus riescono a sopravvivere pochissime ore. Toccare una superficie contaminata da un microbo e poi portarsi le mani al viso è una delle classiche vie di infezione per l’influenza tradizionale e il raffreddore. Per questo viene consigliato di lavarsi le mani spesso. Nel caso del coronavirus di Wuhan, è impossibile che un microbo finito su un pacco in Cina sia ancora vivo al suo arrivo in Italia.

Chi è contagioso?

«È contagioso soprattutto chi ha sintomi» spiega Massimo Andreoni, professore di Malattie Infettive all’università di Roma Tor Vergata e direttore scientifico della Società italiana malattie infettive. «Avere febbre e problemi alle vie respiratorie vuol dire avere molti virus che si stanno replicando nell’organismo. In queste condizioni è più facile contagiare gli altri». È il motivo per cui negli aeroporti viene fermato chi ha almeno 37,5 di temperatura. Oltre a febbre, tosse, starnuti, spossatezza e dolore ai muscoli, il coronavirus di Wuhan può causare congiuntivite e disturbu gastrointestinali. «Teoricamente, anche chi ha una forma blanda della malattia potrebbe essere contagioso. Ma il rischio è irrisorio, proprio perché la sua carica virale è ridotta. Sintomi lievi equivalgono a capacità di trasmissione bassa».

Ci può essere trasmissione nel periodo di incubazione?

L’incubazione del coronavirus di Wuhan dura in media 5-6 giorni: si va da un minimo di 1 a un massimo di 12. I due turisti cinesi in cura allo Spallanzani sono stati contagiati il 19 gennaio a Wuhan (lo si è visto ricostruendo l’albero genealogico del genoma del loro virus al Campus Biomedico di Roma), sono arrivati in Italia il 23 senza sintomi e sono stati ricoverati il 30. Finora non è emerso che abbiano contagiato altri. «Proprio perché in questa fase non ci sono sintomi, è improbabile che la trasmissione avvenga nei giorni dell’incubazione».

Come si fa la diagnosi e qual è il tasso di mortalità?

Serve un test di laboratorio che si chiama Pcr e analizza il genoma del virus. La diagnosi completa richiede alcune ore, massimo un giorno, e parte da un campione preso dalla gola dei malati. «Il test riesce a dirci se una persona è stata infettata o no dal nuovo coronavirus» spiega Andreoni. «Ma non ci aiuta a capire quanto è alta la carica infettante». Cioè quanto numerosi sono i microbi attivi. Nel cuore dell’epidemia, a Wuhan, la diagnosi è una delle fasi più critiche: le persone che si presentano in ospedale con i sintomi sono migliaia e i kit per il test sono insufficienti. Per questo il numero dei malati è sicuramente più alto del numero ufficiale dei contagiati. Pur sapendo che i nostri dati sono incompleti, stimiamo che il tasso di contagiosità (quante persone infetta ciascun malato) sia 2-2,5 e quello di mortalità 2-3%: poco più alto della normale influenza, mentre la Sars era a 10.

Perché lo stesso virus causa in alcune persone sintomi lievi e in altre polmoniti?

«Dipende da due variabili» spiega Andreoni. «L’efficienza del sistema immunitario e la carica infettante con cui si entra in contatto, cioè la quantità di virus che penetra nell’organismo». Il medico Li Wenliang, morto tre giorni fa dopo aver previsto la gravità dell’epidemia, aveva 34 anni ed era in buona salute, ma probabilmente è entrato in contatto con i primi malati prendendo poche precauzioni. Quindi si è esposto a una carica infettante alta. «Pazienti anziani, fragili, già colpiti da altre malattie e con il sistema immunitario debole sono la categoria più a rischio» per Andreoni. «Le loro difese potrebbero faticare a contenere anche una carica infettante bassa».

Come si cura?

Non esistono farmaci testati ed approvati per il coronavirus di Wuhan. E nemmeno metodi consigliati per la prevenzione (la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha escluso l’efficacia di aglio, vitamina C e antibiotici). In alcuni casi, ai malati ricoverati in ospedale vengono somministrate per uso compassionevole medicine prodotte anni fa per altri virus, come ad esempio Hiv o Ebola. Ce ne sono almeno una decina, a volte usate in combinazione fra loro, ma non abbiamo ancora dati sulla loro efficacia contro questo nuovo coronavirus. Per sapere se e quanto funzionano, sarà necessario sperimentarle su un congruo numero di pazienti e metterle a confronto con placebo o terapie alternative all’interno di un trial clinico. Al momento in Cina sono partiti 59 trial clinici per il coronavirus di Wuhan. Alcuni prevedono anche il ricorso a erbe e medicine tradizionali. Ma ci vorranno mesi prima di avere i risultati. Nel frattempo, i malati che si aggravano, sviluppano una polmonite e soffrono di insufficienza respiratoria vengono curati con ossigeno e respirazione assistita. In alcuni casi estremi a Wuhan è stata usata anche l’Ecmo: un apparecchio non dissimile alla dialisi, che filtra e ossigena il sangue all’esterno del corpo, sostituendosi ai polmoni.

Possiamo sperare in un vaccino?

Quando gli scienziati cinesi hanno sequenziato il genoma del nuovo coronavirus e lo hanno messo in rete, il 10 gennaio, una decina di laboratori nel mondo ha iniziato a lavorare a un vaccino. Alcuni prodotti candidati esistono già, ma devono prima essere testati sugli animali di laboratorio per controllare che non siano rischiosi. Le sperimentazioni sull’uomo inizieranno, nella migliore delle ipotesi, in primavera. Serviranno a capire se il vaccino, oltre che sicuro, è anche efficace. Secondo previsioni ottimistiche, sarà pronto in un anno.

Perché questa epidemia è diversa dalla Sars?

Nel 2003 la Cina era un Paese in grande ascesa, ma non ancora una superpotenza iper-connessa con il resto del mondo. All’epoca il Pil era 1.600 miliardi di dollari, mentre oggi è oltre 13 mila. L’industria turistica era embrionale, mentre lo scorso anno oltre 150 milioni di cinesi sono andati all’estero. Anche per questo le possibilità di diffusione del contagio si sono moltiplicate. Rispetto a diciassette anni fa poi, sono aumentati pure i canali di diffusione delle informazioni: l’Oms l’ha chiamata “infodemia”, un’epidemia di notizie, alcune vere, altre imprecise, altre del tutto false

Perché l’allarme sull’economia mondiale?

La Cina è allo stesso tempo due cose: un colosso produttivo, la fabbrica del mondo, e un mercato di consumo enorme, con il suo miliardo e 400 milioni di cittadini sempre più benestanti. Seconda economia del mondo dopo gli Usa, l’anno scorso è creciuta del 6%La decisione di mettere in quarantena il Paese, di congelarlo per arrestare il virus, ha provocato quindi un doppio choc all’economia mondiale, sia dal lato dell’offerta che da quello della domanda. Negli ultimi anni la Cina è stata il principale contributore alla crescita globale, la locomotiva del mondo, se si fermasse a lungo tutti ne risentirebbero.

La Cina ci sta nascondendo qualcosa?

All’inizio del contagio, tra fine dicembre e inizio gennaio, le autorità cinesi hanno sottovalutato e sistematicamente sminuito il pericolo, tendendo all’oscuro i cittadini di Wuhan e mettendo a tacere chi, come il dottor Li Wenliang, provava a informarli. Questo ha ritardato il contenimento del virus. Da quando ha dichiarato l’emergenza, Pechino aggiorna le cifre con regolarità e i numeri sono giudicati attendibili dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il dato sulle persone infettate considera solo i pazienti positivi al test. È evidente che i contagiati reali sono molti di più, ma questo non significa che la Cina stia mentendo.

La Repubblica

Formaldeide: fa male negli shampoo ma non nei vaccini?

Pare che la Formaldeide sia talmente pericolosa se contenuta negli Shampoo liscianti per capelli da causare un maxi-sequestro a Brescia di cinquantamila prodotti mentre, se contenuta come adiuvante nei vaccini, sia innoqua.

Mi si obietterà che le concentrazioni non sono le stesse (pare che nei prodotti sequestrati fosse fino a 35 volte il limite di concentrazione consentito per legge) ma è anche vero che il “metodo di somministrazione” e, soprattutto, le persone che entrerebbero in contatto con questa sostanza chimica (che ricordo è stata definita cancerogena da un gruppo di lavoro dello IARC International Agency for Research on Cancer composto da 26 scienziati), non sono le stesse: adulti che si lavano i capelli, bambini di pochi mesi ai quali viene inoculato direttamente intramuscolo saltando tutte le prime vie di difesa dell’organismo umano.

Mi vien poi sempre alla mente il famigerato “Principo di Precauzione”:

“Il principio di precauzione permette di reagire rapidamente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana, animale o vegetale, ovvero per la protezione dell’ambiente. Infatti, nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio, il ricorso a questo principio consente, ad esempio, di impedire la distribuzione dei prodotti che possano essere pericolosi ovvero di ritirare tali prodotti dal mercato.” (Sintesi della Legislazione UE-Principio di Precauzione)

e mi domando: ma se ci fosse anche solo il dubbio che possa far male inserito come adiuvante nei vaccini, non sarebbe più corretto non scrivere sul sito del Ministero della Salute cose come queste?

“Gli adiuvanti sono sostanze che vengono aggiunte al principio attivo del vaccino per potenziare l’efficacia della risposta immunitaria.
Sono ampiamente usati da molti anni nella produzione di vaccini ed hanno buoni livelli di sicurezza.” (Ministero della salute-FAQ vaccinazioni)

Smog, adesso si fa sul serio: partono i controlli sulle auto.

E’ ufficialmente cominciata la stagione degli sforamenti e, di conseguenza, ora si fa sul serio. I vigili urbani del Comune di Rovigo cominceranno davvero a fare multe in caso di mancato rispetto dell’ordinanza emanata dal sindaco per il “contenimento delle polveri sottili”. Ed il weekend appena trascorso ha segnato l’ennesimo, dell’anno, il primo dopo la calda estate, superamento dei limiti consentiti di Pm10 nell’aria. Pm10 che non dovrebbemo mai superare i 50 μg/m3 e che, invece, sia sabato che domenica erano arrivate a 58 μg/m3.

E soprattutto, con il doppio superamento del weekend, arriviamo, nell’anno, a 53 giorni di sforamenti quando, invece, il limite consentito sarebbe di 35. Ampiamente, quindi, superati i limiti anche in questo caso. E allora il tempo per adeguarsi alla ordinanza che limita la circolazione delle auto inquinanti è finito. Ora i controlli si fanno sul serio, e le multe anche. Altrimenti l’ordinanza diventa una barzelletta che, ai nostri polmoni, però, non fa certo bene.

Ricordiamo, quindi , in sintesi, quali sono le limitazioni per la circolazione. E’ attualmente in vigore il semaforo verde che prevede lo stop dalle 8.30 alle 18.30, dal lunedì al venerdì delle auto diesel fino ad Euro 3 diesel (auto e commerciali). In caso di 4 giorni di sforamenti conseguitivi scatterà l’allerta arancio che prevede l’inclusione nel blocco (oltre alle limitazioni previste al livello verde) degli autoveicoli Euro 4 diesel (auto). I blocchi si estendono tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30 (compreso il weekend).

Allo scadere invece del decimo giorno di sforamenti consecutivi, scatterà l’allerta rossa che prevede l’inclusione nel blocco (oltre limitazioni previste livello verde e arancio) dei veicoli euro 4 diesel commerciali dalle 8.30 alle 12.30. I blocchi si applicano tutti i giorni compreso il weekend. Sono previste sanzioni per il mancato rispetto dell’ordinanza. Per tutto il periodo dell’ordinanza è vietata la sosta con il motore acceso per tutti i veicoli: autobus, compresi quelli di linea, in genere nella fase di stazionamento ed anche ai capolinea, indipendentemente dal protrarsi del tempo dello stazionamento e dalla presenza a bordo del conducente o di passeggeri; autoveicoli in sosta e veicoli merci, anche durante le fasi di carico/scarico, in particolare nelle zone abitate; autoveicoli per arresto della circolazione di durata maggiore di un minuto, in corrispondenza di particolari impianti semaforici e di passaggi a livello.

La Voce di Rovigo

Quanto pesa l’aria (inquinata) nelle scuole e nei nidi di Bologna? I genitori rispondono

Cronaca Bambina Ma quanto è inquinata l’aria che respirano i bambini nelle scuole? E nei nidi? A questa domanda rispondono con un puntuale report i genitori che fanno un vero e proprio monitoraggio per le strade. Vediamo i risultati.

Dati Il 10% del campione segnala un inquinamento di diossido d’azoto che supera i limiti di legge, mentre un altro 30% è al limite. Sono 10mila gli alunni bolognesi ad essere esposti a questo tipo di inquinamento. Francesco Luca Basile, portavoce della campagna Aria Pesa, che concede un’intervista a Radio città del Capo in cui articola tutti i dati che sono davvero poco confortanti.
Come sono stati raccolti i dati Il campionamento riguarda la qualità dell’aria di oltre il 70% delle scuole bolognesi. Circa 250 campionatori installati dagli attivisti della campagna civica Aria Pesa per conoscere cosa respirano i nostri bambini e ragazzi. Questa nuova misurazione si è concentrata in particolare sulla rivelazione del diossido di azoto. Come termine di paragone si è preso la misurazione di porta San felice (sui viali di circonvallazione del centro città) che è una delle zone più inquinate di Bologna.
I bambini esposti E oltre il 10% dei campionatori rileva valori simili o superiori . Il 30% ha dato invece valori intorno ai limiti di legge. Circa 4 mila bimbi del nido e dell’infanzia respirano questa aria mentre tra i più “ grandi” sono 10mila gli studenti esposti all’Aria pesa.

Brescia: un terzo dei decessi è dovuto a tumori

Da Brescia arrivano dati shock circa le morti per tumore. Nel 2018, i decessi, sono stati 3500, un terzo del totale. A rendere noti i dati è l’Agenzia di tutela della salute basandosi sui 164 Comuni serviti, sui 205 totali, per un 1,2 milioni di assistiti. La percentuale di morti per cancro è più alta che nel resto d’Italia. Le neoplasie più diffuse sono quelle legate alle vie respiratorie, con 623 decessi. 298 sono le persone decedute in seguito a tumore al colon e al retto, 261 per tumore al fegato, 246 al pancreas, 236 alla mammella, 216 per linfomi, 191 per cancro allo stomaco. Le persone decedute per neoplasie alle vie respiratorie e al polmone non possono non far scattare un campanello d’allarme sulla situazione ambientale di Brescia, una tra le province più inquinate d’Italia.