Purificatori d’aria: boom di acquisti, ma servono davvero contro il Covid? Video

La notizia è di questi giorni: la Germania ha deciso di investire 500 milioni di euro per migliorare i sistemi di ventilazione negli edifici pubblici allo scopo di potenziare le strategie messe in atto per rallentare la diffusione del coronavirus.

Obiettivo del governo tedesco non è tanto installare nuovi sistemi di ventilazione che risulterebbero troppo costosi, quanto migliorare quelli esistenti nei teatri, nei musei e in altri luoghi pubblici. Nelle scuole, che invece spesso sono prive di sistemi di ventilazione, i fondi del governo saranno utilizzati per acquistare dei depuratori d’aria mobili.

D’altronde, pare che l’argomento sia un tema caldo anche alle nostre latitudini: secondo una ricerca di GFK, nel post Covid gli italiani sono sempre più attenti, oltre che ai consumi energetici degli elettrodomestici, anche alla qualità dell’aria all’interno degli ambienti chiusi.

Com’è noto infatti, sempre più studi affermano che la trasmissione del nuovo coronavirus avvenga con più facilità nei luoghi chiusi con limitata ventilazione e con un tempo di permanenza elevato, poiché se è vero che il principale veicolo della diffusione virale sono i droplets – ovvero le goccioline emesse dalle persone infette quando tossiscono o starnutiscono – alcune evidenze dicono che anche le particelle di aerosol emesse quando si parla, si canta o semplicemente si respira rimangono in sospensione in aria per diverse decine di minuti e perfino ore, aumentando la concentrazione di virus nelle stanze poco areate.

Il distanziamento dunque rimane una misura necessaria per evitare di entrare in contatto con i droplets e le alte concentrazioni di aerosol in prossimità del soggetto infetto, ma la mascherina serve anche per prevenire la possibile la trasmissione via aerosol su distanze maggiori in ambienti chiusi, perché le particelle in sospensione prima di evaporare si spostano anche di due metri.

Secondo Giorgio Buonanno, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane intervistato dal Corriere, da questo punto di vista le mascherine chirurgiche non sono abbastanza: riducono la possibilità di contagio da aerosol, ma non in modo decisivo perché non nascono in modo specifico per particelle di quelle dimensioni, a differenza dei filtri facciali FFP2, FFP3, N95 che invece offrono maggiore protezione.

Dopo un curioso dietrofront anche i CDC, Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, proprio all’inizio di ottobre hanno dichiarato che, specialmente in spazi chiusi senza adeguata ventilazione, la trasmissione per via aerea avviene, poiché esistono evidenze che in certe condizioni persone con Covid-19 abbiano infettato altri che stavano oltre 1,8 metri di distanza, sia quando lo spazio era condiviso nello stesso momento sia quando la persona infetta aveva appena lasciato il locale poco areato.

Va nella stessa direzione anche lo studio pubblicato proprio in questi giorni da El Pais, che ha simulato le probabilità di contagio in una stanza, un bar e una classe: in tutti i casi, indipendentemente dalla distanza tra le persone sane e quella contagiata, dopo qualche ora di permanenza ne escono tutti infetti (se NON usano le mascherine e NON arieggiano la stanza) o quasi tutti (se usano le mascherine e NON arieggiano la stanza).

Se invece, oltre a distanziamento e mascherine, dimezzano il tempo di permanenza (da 4 ore a 2 ore) e adottano anche la buona abitudine di ventilare la stanza tramite finestre o sistemi appositi, le possibilità di contagio scendono drasticamente, quasi a zero

LA SOLUZIONE TEDESCA

Una dinamica che riguarda anche la trasmissione di altri virus respiratori, la cui incidenza infatti aumenta nei mesi invernali, quando le persone trascorrono molto più tempo al chiuso, in luoghi non adeguatamente arieggiati. D’altronde, in Germania la ventilazione delle stanze rientra tra le misure ufficiali caldeggiate dal governo per prevenire il Covid, ed era un’abitudine diffusa anche prima della pandemia.

Le linee guida del governo tedesco per affrontare il virus infatti si sintetizzano nell’acronimo AHACL, che sta per distanziamento (Abstand), igiene (Hygiene), utilizzo delle mascherine (Alltagmaske), uso dell’app di tracciamento nazionale (Corona-Warn-App) e Lüften, ovvero areazione delle stanze. Una misura appoggiata anche dal gruppo di esperti che recentemente ha ribadito l’importanza di arieggiare le aule ogni 15-20 minuti, per cinque minuti in primavera e autunno e per tre minuti in inverno, nonostante ciò faccia precipitare le temperature in classe.

Per ovviare al problema dunque, ecco spiegata la scelta di investire sulla ventilazione forzata, specialmente per quelle scuole dove le finestre delle aule non si aprono per scelta progettuale. Secondo la testata bavarese BR24, i purificatori d’aria mobili costano 2.000 euro l’uno e sono in grado di purificare l’aria di una stanza nel giro di pochi minuti.

PURIFICATORI: UNA SOLUZIONE EFFICACE?

Al netto delle nuove evidenze e degli studi ancora in corso circa il contagio per via aerea (il ruolo della ventilazione degli ambienti nella diffusione della malattia non è stato ancora completamente chiarito) in molti si sono interrogati sull’utilità dei purificatori d’aria in commercio e sulla possibilità di acquistarne uno, seguendo l’esempio della Germania.

La premessa necessaria è che nessun purificatore può sostituire le misure di prevenzione già consigliate, cioè il distanziamento fisico, l’uso della mascherina e l’igiene delle mani. Come ha detto l’epidemiologa Eleanor Murray della Boston University, è più pratico agire sulle cause che sugli effetti, e dunque “un purificatore d’aria non sarà mai efficace quanto evitare di avere un gruppo di persone chiuse nello stesso posto” (quindi non è la soluzione per iniziare a fare grandi inviti a casa, per esempio).

Ciò detto, i purificatori possono fare la loro parte in luoghi dove la ventilazione è poco efficiente, in cui magari non è possibile arieggiare le stanze spesso aprendo le finestre, e in cui molte persone si ritrovano insieme per diverso tempo. Le componenti presenti nell’aria che impattano di più sulla salute sono i COV (composti organici volatili) e il PM (particolato, sostanze sospese nell’aria con diametro fino a mezzo millimetro) fine e ultrafine.

Per ripulire l’aria da queste particelle, i purificatori devono avere filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air Filter), i quali hanno ottenuto una certificazione da un ente scientifico terzo pubblico. Sono gli stessi usati nei sistemi di ventilazione degli ospedali e degli aerei e molti esperti ne sostengono l’utilità, fosse anche solo per il semplice fatto di purificare l’aria (e le particelle in sospensione presenti) con efficienza e velocità.

Joseph Allen, direttore del centro che studia i rischi per la salute all’interno degli edifici dell’Università di Harvard, ha sintetizzato la questione in questi termini: “Il dato scientifico è abbastanza chiaro: i purificatori portatili dotati di un filtro HEPA e proporzionati alle dimensioni della stanza possono catturare fino al 99,97% di particelle in sospensione”.

In una casa normale, ci potrebbero volere due o tre ore per cambiare completamente l’aria, mentre un depuratore è in grado di purificarla fino a sei volte in un’ora. Ovviamente, se l’acquisto valga la pena o no dipende molto dalle singole esigenze: se si sta sempre nello stesso nucleo di persone che hanno pochi contatti con l’esterno e arieggiare non è un problema, probabilmente non ce n’è necessità (a meno di particolari allergie, per cui un purificatore può tornare sempre utile).

Diverso è il caso per gli ambienti in cui la ventilazione è più difficoltosa, magari lavorativi; ed è questo in fondo ciò che sta facendo il governo tedesco, migliorando la ventilazione di luoghi pubblici e scuole. Anche noi in redazione abbiamo iniziato a usare un paio di purificatori d’aria: uno è il Dyson Pure Humidify+Cool che fa anche da umidificatore, l’altro è il Mi Air Purifier 3 di Xiaomi.

L’importante, se si decide di acquistarne uno, è ricordare che i filtri trattengono le particelle e perciò bisogna prestare particolare attenzione nella loro pulizia, usando guanti e mascherina e buttando immediatamente il filtro nella spazzatura, ben chiuso in un sacchetto

Nicola Cartura IQAir

Le allergie al profumo migliorano con un purificatore d’aria?

[vc_row][vc_column][leadinjection_heading heading_text=”Le allergie al profumo richiedono il giusto purificatore d’aria?”][leadinjection_textblock]

I depuratori d’aria svolgono molti ruoli e sono lo strumento di scelta per rimuovere le particelle nocive dall’aria, compreso tutto dall’inquinamento atmosferico al pelo di animali domestici.

Ma per ben 21 milioni di americani con una condizione nota come “sensibilità chimica multipla”, le particelle sono solo una parte del problema nell’aria.

Per te o qualcuno che conosci, anche un po’ di profumo può causare starnuti e causare l’inizio di un forte prurito tanto da chiedersi cosa ci sia che non va.

Anche il miglior filtro antiparticolato purificatore d’aria (come l’IQAir HealthPro 250) non può essere d’aiuto se non è associato a un filtro chimico separato a base di carbonio (l’HealthPro Plus è ).

Le fragranze sono un problema abbastanza grande tanto che esiste il ” Fragrance Free Day “.

Milioni di persone sperimentano la dermatite da contatto in reazione ai cosmetici, e il National Institutes of Health negli Stati Uniti ha pubblicato uno studio che implica tinture per capelli, gel / saponi e idratanti come i peggiori trasgressori, insieme ai profumi.

Questi prodotti rilasciano odori e sostanze chimiche nell’aria, ed è qui che un purificatore d’aria può aiutare. Un profumo tipico può contenere fino a 300 componenti.

Le fragranze nell’aria possono anche influire sulle allergie degli animali domestici.

I depuratori d’aria ad alte prestazioni che proteggono gli esseri umani proteggono anche gli animali domestici. L’uso crescente di profumi nei prodotti per animali domestici può essere uno dei motivi per cui la malattia delle vie aeree allergiche feline è in aumento.

I veterinari sconsigliano shampoo o spray molto profumati per gli animali domestici. Ricordatevi che è difficile per i nostri animali domestici segnalare i loro sintomi o emozioni ed aiutarci a capire quando i nostri profumi e odori turbano il loro benessere.

Negli studi sugli americani si evidenzia l’aumento della sensibilità chimica multipla e riferiscono sintomi, tra cui: bruciore, bruciore agli occhi, respiro sibilante, mal di testa, naso che cola, eruzioni cutanee e altri disturbi.

Livelli estremamente bassi di irritanti comuni che passano inosservati agli altri possono causare gravi sintomi a chi soffre di MCS.

Le persone con MCS troveranno sollievo:

  • a casa con il depuratore d’aria giusto che purifichi e sanifichi gli ambienti dalla maggior parte degli inquinanti.
  • al lavoro, per evitare di fumatori e profumi intensi (sia personali sia d’ambiente) e richiedere una postazione di lavoro o un ufficio a distanza di sicurezza da fotocopiatrici, fax e stampanti.

Animali domestici e umani che soffrono di allergie trarranno beneficio da una pulizia domestica e un attento controllo di tutti i prodotti come:

  • vernici
  • detergenti e solventi
  • profumi e cosmetici
  • superfici di mobili
  • tappeti
  • abbigliamento

Ricordate che il paziente MCS migliora quando vengono rimossi i “trigger” ovvero tutti gli agenti che scatenano la reazione allergica.

Quindi, se tu o qualcuno che ami soffre di MCS o altre sensibilità chimiche, il depuratore d’aria giusto abbinato all’eliminazione di fragranze e altre sostanze chimiche in giro per la casa potrebbe solo darti l’aiuto di cui hai bisogno.

[/leadinjection_textblock][/vc_column][/vc_row]

Nicola Cartura IQAir

Le piante purificano abbastanza?

[vc_row][vc_column][leadinjection_heading heading_text=”Le piante aiutano veramente la qualità dell’aria interna (IAQ)?”][leadinjection_textblock]

Facciamo un po’ di chiarezza.

Probabilmente hai imparato, nella lezione di scienze, che le piante usano la fotosintesi per trasformare l’anidride carbonica (CO2) in ossigeno, rendendo l’aria più sicura da respirare ma ciò non significa che siano efficienti per migliorare la qualità dell’aria interna.

Se la fotosintesi può trasformare un gas nocivo in una delle molecole più importanti che respiriamo, la nozione di piante che assorbono inquinanti e le trasforma in aria pulita all’interno non sembra una cosa improbabile ma è davvero così?

La risposta più breve? No.

Le piante non purificano l’aria interna. Almeno, non come fa un tipico depuratore d’aria come

HealthPro 250 o icleen Traveler, usando mezzi filtranti (come i filtri HEPA o HyperHEPA) per rimuovere un’alta percentuale di particolato (PM) dall’aria.

La ricerca indica che le piante hanno una limitata capacità di ridurre le concentrazioni di alcuni gas e prodotti chimici dall’aria interna e affidarsi alle piante per pulire l’aria interna dal particolato, una delle componenti più importanti dell’inquinamento dell’aria interna, è probabilmente una battaglia persa.

La quantità di aria che circola in casa, in ufficio o in un altro ambiente interno è enormemente superiore alla quantità di aria che una singola pianta, o anche centinaia di piante, potrebbe mai pulire, anche se tutte le finestre e le porte fossero chiuse e la tua casa fosse completamente a tenuta d’aria. Decine di metri cubi di aria passano attraverso una casa ogni giorno, e le piante possono rimuovere solo una minima quantità di PM da tutta quell’aria.

Uno studio del 2015 sulle piante ragno (Chlorophytum comosum L.) lo illustra chiaramente. In questo studio, i ricercatori hanno collocato piante ragno in ambienti con livelli diversi di esposizione al PM indoor, tra cui una clinica dentistica, una stanza usata per imbottigliare il profumo, una tipica casa suburbana, un appartamento e un ufficio.

Alla fine di un periodo di due mesi, i ricercatori hanno scoperto, a seconda dell’ambiente, che nelle foglie delle piante ragno si erano accumulate da 13,62 a 19,79 microgrammi di PM per centimetro quadrato di area fogliare (μg / cm2), questo è quasi nulla – un microgrammo è un milionesimo di grammo, e gli esseri umani respirano circa 120.000.000 di aria ogni giorno (circa quattro volte tanto quando un uomo fa esercizio fisico).

Quindi una singola pianta ragno, che si ritiene essere una delle migliori piante per la pulizia dell’aria interna (secondo questo studio), rimuove così poco il PM dall’aria che probabilmente ne avresti bisogno a migliaia per pulire anche un piccolo frazione di casa.

Più significativo nella ricerca sulle piante e l’aria interna è l’effetto delle piante sull’accumulo di composti organici volatili al coperto (VOC).

Con l’avvento della costruzione a basso consumo energetico, più edifici sono diventati ermetici in modo che i sistemi di riscaldamento, ventilazione e climatizzazione (HVAC) non debbano lavorare tanto per riscaldare o raffreddare uno spazio interno, il che significa che usano meno energia di sistemi tradizionali.

Questa è una buona cosa per il consumo energetico e le bollette elettriche. Tuttavia, il costo nascosto dell’efficienza energetica è una quantità molto inferiore di ricambio d’aria fresca con l’aria esterna. Così molti gas e composti che si trovano comunemente in casa, come i COV e persino l’ozono, che in gran parte origina all’aperto, possono raggiungere livelli pericolosamente alti nelle case a basso consumo energetico perché non c’è tanta ventilazione per disperderli una volta entrati.

Di conseguenza, i ricercatori hanno intrapreso molti studi sulle piante per porre rimedio a questo problema. Se le piante possono utilizzare la CO2 per fotosintetizzare e creare ossigeno, non dovrebbero essere in grado di rimuovere altri gas dall’aria interna in assenza di ventilazione?

La risposta breve è sì e no.

Le piante assorbono infatti i gas dall’aria e li metabolizzano in ossigeno e altri composti meno tossici. La loro capacità di metabolizzare i gas è così ben nota che questo processo è stato applicato a progetti di disinquinamento su larga scala, assumendo nuova vita sotto il nome di phytoremediation. In questo processo, le piante assorbono gas e sostanze chimiche dall’aria, dal suolo e dall’acqua attraverso i loro tessuti e le trasformano in una sostanza meno tossica o le trasferiscono da un mezzo ad un altro, ad esempio da acqua ad aria.

Ma il phytoremediation non è l’antidoto per l’inquinamento atmosferico che si potrebbe pensare. Le piante trasformano i gas in sostanze meno nocive, ma la piccola quantità che riescono a trattare non le rende sufficiente per gli ambienti interni.

Uno studio del 2017 ha misurato l’efficacia di cinque specie di piante, tra cui piante d’appartamento popolari come il Golden Pothos e il Ficus, nel ridurre le concentrazioni indoor di ozono.

I ricercatori hanno scoperto che l’efficacia dell’eliminazione dell’ozono di queste piante variava dallo 0,9% al 9% secondo un rapporto tra superficie fogliare e volume di 0,06 m-1. Prendendo in considerazione questo rapporto e il volume cubico di aria in una data stanza, i ricercatori suggeriscono che avresti bisogno di una pianta per ogni 1,8 metri quadrati (poco meno di 6 metri quadrati) per rimuovere, in alcuni casi, meno dell’1% di l’ozono da una stanza.

Pensaci: per ridurre anche una frazione dell’ozono in una stanza di 56 metri quadrati, avrai bisogno di almeno 80 piante. Potresti anche vivere in una giungla!

Per ridurre anche una frazione dell’ozono in una stanza di 46 metri quadrati, avresti bisogno di almeno 80 piante. Potresti anche vivere in una giungla!

Allora, qual è il grosso problema delle piante per purificare l’aria?

Le piante non sono miracolosamente detergenti per ambienti interni, quindi perché tutto il trambusto sull’utilizzo di piante per pulire l’aria interna?

In un rapporto del 1989, la NASA ha avviato un’intera generazione di ricerche su questo argomento.

Nel rapporto, la NASA ha descritto uno studio su 12 diverse specie di piante ritenute capaci di rimuovere le concentrazioni di gas da spazi chiusi e ermetici. All’epoca, la NASA si preoccupò che la mancanza di ricambio di aria fresca nelle stazioni spaziali avrebbe permesso ai gas di raggiungere livelli pericolosamente alti, e diverse specie di piante furono proposte come una possibile soluzione a questo problema a causa delle loro proprietà di fitodepurazione.

I risultati preliminari hanno mostrato che le piante hanno rimosso dal 10 al 90 percento di queste sostanze chimiche entro un periodo di 24 ore in un ambiente sigillato pieno di elevate quantità di sostanze chimiche. Ma questo studio non era privo di numerosi limiti significativi:

  1. Le camere di prova in cui sono state collocate le piante non sono state costantemente ventilate con aria dall’esterno della camera.
  2. Ogni pianta era immersa in terreno contenente carbone attivo, che è ben noto per assorbire fumo, sostanze chimiche, batteri e virus (infatti, utilizziamo filtri a carbone attivo in molti dei nostri depuratori, come il GC ™ MultiGas, per la filtrazione chimica). I vasi sono stati quindi dotati di acqua e di una piccola ventola a “gabbia di scoiattolo” per raccogliere l’aria e alimentarla attraverso il terreno di carbone attivato. Quindi le piante non stavano nemmeno filtrando l’aria ambientale stessa – stavano filtrando l’aria già filtrata.
  3. Lo studio ha testato solo tre composti organici volatili (VOC): benzene, tricloroetilene e formaldeide.

Più recentemente, uno studio del 2017 si è basato sulle scoperte della NASA usando tre tipi di piante di Ficus:

  • Piante di gomma, che sono usate per fare il lattice
  • Rhapis, un tipo di palma
  • Alberi felici, una pianta interna comune

A differenza dello studio della NASA, questo studio è stato condotto in un cantiere piuttosto che in un laboratorio, e i ricercatori hanno misurato le concentrazioni ambientali di VOC in una stanza nell’edificio prima, durante e dopo aver messo le piante nell’edificio. I ricercatori hanno anche misurato i livelli di gas in una stanza nello stesso edificio senza impianti interni per garantire che eventuali riduzioni di gas note fossero effettivamente collegate all’uso delle piante.

I ricercatori hanno scoperto che i tre tipi di piante hanno rimosso le seguenti percentuali di ciascuno dei COV studiati dall’aria interna entro una settimana:

  • Benzene: 9 percento
  • Formaldeide: 50 percento
  • Etilbenzene: 75 percento
  • Xilene: 72 percento
  • Stirene: 75 percento
  • Acetaldeide: 36 percento
  • Acroleina con acetone: 35 percento
  • Toluene: 85 percento

In un edificio tipico, è quasi impossibile persino per un numero elevato di piante tenere il passo con l’accumulo di VOC.

I ricercatori sostengono che queste percentuali indicano l’efficacia di questi tipi di piante per purificare l’aria dei VOC, ma lo studio non riesce a discutere i possibili effetti dell’occupazione umana, la fuoriuscita di gas dagli apparecchi e altri fattori che possono aumentare regolarmente le concentrazioni di VOC nell’ambiente. In un edificio tipico, sarebbe quasi impossibile persino per un numero elevato di piante da interno tenere il passo con l’accumulo di VOC.

Quindi cosa faccio del mio IAQ?

I ricercatori potrebbero non essere d’accordo su quanto efficacemente le piante rimuovono il gas dall’aria interna, ma la scienza mostra indiscutibilmente che le piante non fanno nulla per le particelle che possono fluttuare in alte concentrazioni all’interno, specialmente nelle case più recenti che non ricevono tanta ventilazione.

Il particolato interno nocivo include PM10, che comprende particelle più grandi come polvere grossolana, spore di muffe e polline, oltre a PM2.5, che include batteri, virus e particelle ultrafini provenienti dallo scarico dei veicoli che possono facilmente entrare all’interno se la casa o l’ufficio è vicino a una strada trafficata o a un’autostrada, anche se l’edificio è a tenuta d’aria.

Prova quanto segue per aumentare la tua consapevolezza dell’inquinamento atmosferico negli ambienti chiusi e autorizzarti a fare qualcosa al riguardo:

Essere consapevoli della qualità dell’aria interna (IAQ). Il primo passo per mantenere pulita l’aria interna è utilizzare un monitor di qualità dell’aria che sappia cosa c’è nell’aria in ogni momento. AirVisual Pro di IQAir utilizza una tecnologia laser all’avanguardia per misurazioni in tempo reale di sei inquinanti chiave, tra cui CO2 e PM. AirVisual Pro visualizza anche i dati storici e di previsione di 72 ore in modo da poter sapere esattamente quando e perché la qualità dell’aria interna cambia, a causa delle abitudini interne o dei fattori ambientali.

Utilizzare un purificatore d’aria con tecnologia HyperHEPA. Ancora più potente di un tipico depuratore d’aria HEPA, IQAir HealthPro 250 rimuove fino al 99,5% dei particolati fino a 0,003 micron, che comprende anche le particelle inquinanti più piccole come i virus e le particelle ultrafini dagli scarichi dei veicoli.

Il purificatore d’aria Atem®personal e icleen Traveler possono anche fornire aria pura e priva di sostanze inquinanti direttamente nella zona di respirazione personale.

Utilizzare la filtrazione di gas avanzata.

HealthPro® 250 è dotato del nostro filtro per gas e odori brevettato V5-Cell, progettato per eliminare VOC e altri prodotti chimici nocivi utilizzando cinque libbre di carbone attivo.

GC MultiGas porta la filtrazione del gas e degli odori al livello successivo, con quattro alloggiamenti cilindrici contenenti circa 5,5kg  di carbone attivo e allumina impregnata.

Il GC ™ MultiGas è la soluzione migliore se i gas interni e le sostanze chimiche sono la vostra più grande preoccupazione, in quanto fornisce quasi due volte la quantità di carbone attivo dell’HealthPro 250, oltre alla potente filtrazione di particelle grazie al filtro HyperHEPA.

Limitare le attività che introducono sostanze chimiche nell’aria interna. Le piante d’appartamento possono aiutare a pulire le sostanze chimiche che si accumulano da gas e altri processi naturali, ma possono anche aiutare a smettere di fare cose che portano ancora più sostanze chimiche all’interno.

Utilizzare prodotti chimici per la pulizia verde che utilizzano meno formaldeide rispetto ai normali detergenti.

Non bruciare legna o altri combustibili solidi all’interno. Utilizzare una stufa a legna con un filtro HEPA quando possibile.

Utilizzare una cappa quando si cucina e ventilare regolarmente la casa o l’edificio dopo la cottura o la pulizia, in modo che i livelli di inquinante interno possano raggiungere rapidamente livelli tossici.

Usare le piante farà ben poco per pulire l’aria interna, mentre cambiare le abitudini degli interni può migliorare drasticamente il tuo IAQ.

Con case ed edifici nuovi ed energeticamente efficienti che fanno circolare meno aria fresca, prendere decisioni consapevoli e informate sul proprio stile di vita indoor è una parte sempre più importante per assicurarsi di respirare sempre l’aria più pulita possibile.

[/leadinjection_textblock][/vc_column][/vc_row]